Mai arrendersi

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Io davvero non capisco. Si continua a “separare” la “scienza” dalla “vita”, i media dalla scienza, la medicina dal malato, i media dai mediati, ecc. Da quel che ho capito qui si pretende di avere sicurezza e certezza di salute, in altre parole un piccolo frammento d’eternità. La morte è il grande rimosso di questo nostro tempo tecno depresso. La panacea è il farmaco, l’elisir che dovrebbe riportare tutto all’aberrazione della “normalità di prima”, con miliardi di esseri intenti alla crapula e al consumo seriale, gli allevamenti intensivi, i disboscamenti ecc. Questo è un mondo che ha rimosso la morte dal proprio vissuto, ossia il morire della vita, il ciclo dell’Ouroboros, la reale saggezza della comunione col cosmo. È tutta una vitrea incapsulazione di anime dentro corpi e stanze, di spiriti entro alvei nosografici. La scienza, questa cosa post illuministica, non è che un insieme di codici e norme, una nosografia del nostro tempo, una fede posticcia e destinata a mutare, come tutto il resto. Poco c’entra la buona fede dello scienziato e del ricercatore.  La scienza nel 2020 è questo substrato che governa e classifica il mondo simbolico, l’immaginario del nostro vivere. Punto. Per fortuna verranno nuove ere, le meraviglie del possibile: mai arrendersi all’evidenza del presentismo. Mai. (Stazzo 23-12-2020)

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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