
È inutile che vi alambiccate con astruse cogitazioni. I popoli e le masse sono ormai superflui. Con la fine dell’economia reale e produttiva, delle grandi masse di lavoratori, di coloni, combattenti, eserciti, necessari a sviluppare la catena produttiva di tutta l’industria manifatturiera e la dialettica tra classi dominanti e classi proletarie, con la finanziarizzazione della società e l’avvento della robotica, l’automazione dovuta all’intelligenza artificiale, le su citate masse non “servono più”. Non si schierano più eserciti, divisioni corazzate, fanterie, non sono necessarie agli scopi le “tre milioni di baionette” di cui si pavoneggiava Mussolini, non c’è più da scoprire nessun “mondo”, essendo ogni angolo della Terra sfruttato e consumato dalla crapula di miliardi di virali sapiens, ecc. Ció che stiamo vivendo è solo l’avvisaglia di quel che accadrà nel prossimo futuro. L’umanità va verso la riduzione zootecnica (allevatori e bovini) della specie (almeno in questa fase embrionale e barbara di “primo reset”). Virus e vaccini saranno il leitmotiv dei prossimi decenni, nell’ammorbante osmosi tra “cause ed effetti” del gioco perverso messo in atto da speculatori dalle corrotte anime (si tratta sempre di grandi lotte fra ugaritici e atlantidei, i vertici poi avendo molto poco del nostro concetto di “umano”; ma questo è altro discorso, anche se collegato e determinante). Attualmente siamo sotto la distorsione del primo bias cognitivo globale di un certo rilievo (pensate che la maggior parte delle imprese multinazionali sono dotate di patrimoni superiori al prodotto interno lordo di molti Paesi e che “il passaggio da un’economia fondata su materie prime, energia e lavoro a una fondata su informazione e comunicazione riduce ulteriormente l’importanza dello Stato-nazione come elemento fondamentale per garantire la sorte del mercato” – Rifkin). In altre parole, non siamo di fronte a un processo epistemico, all’impossibilità di accedere a determinate informazioni (non più), anzi; il problema è semmai rappresentato dai cosiddetti intellettuali, dai docenti universitari, dai filosofi, dagli opinionisti, dai professori, i quali annaspano in una palude di sovrastrutture e costituiscono l’ideale veicolo di trasmissione di questi nuovi diktat veicolati artatamente tramite processi di indottrinamento che si presentato con tutti i crismi della legittimità dialettica. Certa cultura e preparazione scientifica costituiscono anzi, nella maggior parte di queste soggettività, il deterrente all’utilizzo delle naturali facoltà cognitive, alla capacità di cogliere il vero ordine della realtà. Tutte facoltà che, viceversa, cominciano ad attivarsi in fasce della popolazione meno contaminate dalla propaganda, soprattutto nei giovanissimi (leggi: la gente comincia a percepire i confini e i connotati del disegno perverso globale). Preparatevi dunque ad assistere sempre di più a vicende quali il “false flag” dell’assalto al Campidoglio (paragonatelo a quello avvenuto a Belgrado di recente, giusto per fare qualche raffronto tra una vera rivolta e una carnevalata), alla vaccinazione coatta, all’allarme costante, al vostro prossimo delatore, al docente forsennato e ligio al rispetto delle regole, alla neuro politica ecc. Volete un consiglio? Diffidate di chi non vi capisce al volo. Se fate troppa fatica a dialogare, mollate. Occorre ottimizzare le energie verso forme di comunicazione che non saranno più verbali. Lo sentite immediatamente, se avete il radar attivo, quando un essere riverbera del vostro stesso sentire. La nuova umanità capta altre frequenze dell’interazione. Alla fin fine è molto semplice. La biodiversità si determina a partire dalle affinità, non è certo figlia dello stress dello scontro dogmatico.
(Stazzo 19-2-2021)
