
Non ho mai particolarmente amato né Cacciari né Agamben, ma ciò che sta accadendo merita qualche spunto di riflessione. La campagna di contestazione al loro scritto è, a tutti gli effetti, una risposta omogenea da parte del mondo accademico, dei vecchi tromboni del culturame italico, della fanfara del pattume giornalistico di parata. Prendete qualsiasi articolo “contro”: non troverete altro che, nella buona sostanza, una marea di fallacie, di “reductio ad ridiculum”, “argumentum ad hominem”, volte solo a screditare i due filosofi. Pochi argomenti, insomma, molte condivisioni partigiane da parte degli epigoni del Nuovo Ordine Teologico Biopolitico, a loro volta figli di una cultura ideologica che non prevede contestazione se non negli alvei classici del loro paradigma post-sessantottino. Costoro, gli intellettuali che credono di saperla lunga, di solito vecchi trombonauti del tutto ignoranti in merito ai nuovi linguaggi delle società globalizzate, sono le vittime privilegiate (e ignare) del nuovo corso totalitario. Essi condividono quel che possono, immersi in una palude semantica che, di fatto, li condanna allo sprofondamento graduale verso l’oblio di un mondo che non comprendono più e che non li comprenderà più. Parliamo dunque degli ignari complici di questa teologia spietata che si nutre delle loro anime e della loro didascalica cultura. Ma torniamo ora agli scritti di contestazione alle esternazioni dei due filosofi.
Si comincia facendo finta di non aver inteso. Tutti gli articoli incentrano con perfidia la critica sull’aspetto vaccinale, quando i due filosofi hanno elaborato uno scritto specificamente contrario alla legittimazione del green pass (si legga, ad es., la porcata a firma Giannini). Insomma, si antepongono i soliti slogan e i soliti luoghi comuni per collocare il pensiero critico entro nosologie di comodo (sapete quali). A farla breve, i due filosofi si sarebbero rincoglioniti e fatti abbindolare dalle solite fake news. Questa la sostanza di ogni articolo di contestazione infarcito poi dai soliti riferimenti ai dati, ecc. ecc. (potremmo aprire altri file su questo, ma lasciamo correre). Ho contato un po’ di termini ricorrenti. Siamo sempre alle solite: no-vax, populisti, incolti propalatori di fake news vs paladini difensori della scienza, negazionisti ecc. Insomma un continuo screditare, delegittimare, ridicolizzare privo di reali contenuti dialettici e di contributi decorosi alla discussione. Ovunque domina questa insopportabile chiamata alla responsabilità di stampo paternalistico, che io definirei “petarnalistico”. Di più: siamo alla minaccia patente; addirittura si critica “La Stampa” per aver consentito la pubblicazione dello scritto dei due filosofi. Il mio scoramento nasce dal fatto che questi vergognosi dispacci vengono poi condivisi a profusione da amici e conoscenti, i quali non si rendono conto di star facendo da zerbino alle peggiori tendenze del potere. Si sta uccidendo il pensiero critico, o ancor peggio, lo si sta relegando entro ambiti che di fatto non dovrebbero intaccare il verbo dominante della biopolitica sanitaria, ossia quell’obbrobrio che i più si ostinano a definire “scienza” e che altro non è che dogmatica e disumanizzata necessità di avere un’informazione certificata e controllata con tanto di bollino di vidimazione.
Auguro un ravvedimento quantomeno di alcune persone a me care. Ravvedimento operoso, prima che sia troppo tardi e che un Gramellini qualsiasi ordini un TSO di prammatica.
