
Alcune mie riflessioni su Foucault. Michel Foucault detestava i discepoli, non amava la “postura del discepolo”, perché riteneva che uccidesse il suo medesimo pensiero. Denunciava insomma quello che egli stesso definì “l’effetto scuola”, ovvero quella sorta di irrigidimento, che rende sistematico il pensiero… piccoli gruppi che si contendono (e si contenderanno) la “verità del maestro”. Foucault riteneva che l’uso dei suoi “attrezzi” – la famosa “boite à outils” – dovesse essere rivolto a chi vive ogni giorno i problemi dell’esistenza quotidiana, piuttosto che alle accademie ed ai professorucoli da strapazzo. Foucault ha accanitamente lavorato – ad es. – sui testi antichi senza essere un antichista, destando peraltro scandalo negli ambienti universitari affetti da “disciplinarismo”, anteponendo il primato del problema sul disciplinarismo. Personalmente ho una sorta di avversione verso approcci storiografici accademici, la malattia senile della storiografia, ovvero la “fontolatria”, (l’appiattire la storia, l’opera di un artista o di un filosofo alle sue fonti) e la maledetta deriva nosografica.
