Stallo nel mondo del jazz

Senza ciò che Jung definisce “incapacità di adattamento”, non può esserci l’artista, il quale ha l’obbligo di tenersi fuori dai trend e di ubbidire ai suoi demoni. Siamo così di fronte a una pletora di manieristi privi di “manierismo”, a frotte di scimmiottanti ammaestrati. Senza “scandalo” non si fa “poesia”, senza vocazione e urgenza espressiva non si “canta messa”. Il mondo del jazz italiano attuale rispecchia perfettamente la falsa causazione di un’artisticità indotta e manovrata da mediocri orchestratori del conformismo, sempre a caccia di latori di musiche prive di sregolatezza e spleen. La fenomenologia da “nuovo talento”, la cui valorizzazione passa dalle parti di un sensazionalismo cretino, esprime così, inesorabilmente, le retoriche dell’attuale scenario, dominato da un appeal da fiera della musica, animato da replicanti col tabù dell’iconoclastia e affetti dalla sindrome da ufficio stampa.

La parola d’ordine è: non fare la parte della vittima. Ecco uno stallo da Far West. Peccato manchino pistole, fucili e cinturoni.

“Ogni grande quadro è dipinto contro la pittura, anzi distrugge tutta la pittura. Così ogni volta che leggo un grande libro assisto alla distruzione del linguaggio, vedo la parola levitare al di sopra di tutti i linguaggi e non posare in ‘ullo’, come la lingua di Dante al di sopra delle parlate italiane. (…) Ma perché questo avvenga, la voce deve parlare dal versante della morte”. (Cristina Campo)

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

2 pensieri riguardo “Stallo nel mondo del jazz”

  1. Credo che tu abbia centrato il cuore del problema quando parli di manierismi dilaganti e contemporaneamente osannati nel nostro piccolo mondo del gezzitaliano. Vorrei precisare però che anche il manierismo talvolta può essere sincero e funzionale a una necessità espressiva o a una estetica sentita, anche dal pubblico.pirche sia sincero! Ecco, il problema per me risiede in una cronica mancanza di amore per la Verità in questo paese. Il nemico è la menzogna, la bugia. Chi determina la carriera dei nuovi talenti e non ha le competenze per giudicare mente, e ovviamente mente anche chi intraprende carriere artistiche copiando i modelli di successo, confidando in un ascoltatore incapace di distinguere la copia dall’originale. I più disonesti imitatori italiani si ispirano a modelli contemporanei più che del passato, all’ultimo successo o all’ultima moda sperando di ottenere visibilità, e spesso qui in Italia queste strategie pagano. L’artista è libero da tutto questo, studia (tanto) i modelli del passato e del presente ma non fa copie e non agisce per opportunismo ma per sincera necessità e urgenza espressiva. Non era questa la lezione dei grandi maestri del jazz del passato? “Fai la tua cosa, non copiare me”
    Il jazz è libertà.

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