
Salvo sembra un personaggio uscito fuori da un romanzo di Balzac. Ha le sembianze antiche di un francese rivoluzionario. La pizza di Salvo può essere un capolavoro. Dipende da come si sveglia, da come gli gira, dal tempo che fa (la qualità di base, essendo comunque sempre eccelsa). Parliamo di pizza “à la romana”, di quella bella scrocchiarella che va a coniugarsi con la straordinaria qualità degli ingredienti selezionati dal nostro pizzaiolo preferito. Stasera era una di quelle sere speciali, una di quelle sere in cui la perfezione va a far la rima con la sottigliezza: la pasta croccante, frantumandosi col fiore di zucca, quasi si squagliava nel bollore della mozzarella fior di latte, fra lo stupore del pomodoro che giungeva fra l’aspro e il dolce a far da contrappunto. Sono uscito fuori appagato più del solito, e ho realizzato che la genialità è figlia d’un’imperfezione che si sgretola, di ciò che si rivela nel frammento e si esalta nel sapore consumato dalla fiamma.
