In questo porco mondo: il critico jazz che esplode

Un giovane jazzista, indignato per la pessima critica ricevuta da parte di un noto critico di jazz, decise di recarsi nella sua abitazione a chiedere spiegazioni. Suonó il campanello una, due, tre volte, finché il notissimo critico non si decise ad aprire la porta di casa con fare scocciato. Il celebre critico era avvolto in una vestaglia pregiata, sotto indossava dei pantacollant, ai piedi delle ciabattine sfavillanti. Il giovane jazzista provó ad articolare qualche parola di protesta, ma il conosciutissimo critico di jazz replicó con tutta una serie di urla stentoree, quasi a voler rimarcare la sua passata carriera da cantante lirico. Il giovane jazzista, intimorito da cotanta autorevole veemenza, parve un attimo esitare, ma un istante dopo il rispettatissimo critico di jazz esplose, e tutte le sue frattaglie, budella e viscere finirono in faccia e sui vestiti del giovane jazzista. Il giovane jazzista non rimase tanto impressionato dall’esplosione del critico universale di jazz, quanto, piuttosto, dal fatto che il suo album di jazz stroncato dal critico potentissimo, aveva come titolo “Frattaglie”. Aveva scritto l’illustrissimo critico: “… frattaglie sparse, lacerti di una musica che del jazz non conserva che lo strumentario”, e dopo l’esplosione del superlativo critico (forse proprio grazie a quello shock), il giovane jazzista aveva inteso che, col senno di poi, il venerabile critico non aveva poi tutti i torti, e che probabilmente c’era del vero in quello scritto sul suo all’album Frattaglie.

Il giovane jazzista prese così a vagare per il corso, tutto ricoperto di sangue e frattaglie di coltissimo critico, noncurante dei guardi atterriti della gente.

Con gli anni, il giovane jazzista continuó a far visita alla tomba del superlativo critico di jazz; egli era uno dei pochi che, a distanza di lustri, andava a portare dei fiori e a spolverare la foto di quel luminare.

L’album “Frattaglie” è ancora disponibile su Amazon in vantaggiosissima offerta.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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