Sogno del 15/4/2024: smaterializzazione del corpo.

Siamo davanti a una sorta di scogliera del catanese. Alcuni bagnanti segnalano la presenza di delfini. Mi avvicino alla sporgenza e noto che si stanno avvicinando anche delle orche gigantesche e via via dei pesci sempre più grossi che sembrano creature mostruose e chimeriche. I bagnanti scappano, quando un enorme vortice par generarsi e dalle profondità degli abissi fuoriesce una bocca enorme, un immane pesce palla dentato che divora buona parte della costa. Sono fra i sopravvissuti, tutti cominciamo a correre distanziandoci dal litorale, qualcuno urla che si sono aperti i cancelli dell’inferno e che è la fine del mondo. Imbocchiamo una sorta di tunnel illuminato da lanterne che sfocia in una grotta costellata di tombe. Sono tombe antiche ove sono sepolti gli antichi fondatori di un culto cristiano scomparso. Ne scelgo una di fretta: occorre cliccare sulla data di morte e ruotare la croce. Questo consente la smaterializzazione del mio corpo. È qualcosa di devastante, del tutto differente da come immaginavo. Posso dire finalmente di averla sperimentata. Il corpo penetra nel terreno e attraverso per un tempo indefinito sedimenti di terra. La terra, la roccia, la tenebra sono ovunque, non esiste spazio, tutto è adiecenza. La sensazione è angosciante: il corpo non c’è, ma la memoria del respirare rimane. Quindi la sensazione è quella di soffocare senza poter soffocare. Una voce mi richiama al risveglio e dice: presto ti ci abituerai.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

Rispondi