
“Water’s Break” è un album che ha ancora senso definire minimalista, nell’accezione ampia in cui si può connotare il termine nell’era dei consumi, e che trae ispirazione dalle opere di Björk per un’esperienza sonora caratterizzata da profondità emotive e semplicità sofisticate. La voce di Kathya West che, naturalmente, si accosta in questo lavoro per ragioni di pertinenza a quella estatica e sperimentale di Björk, si intreccia con il suono profondo e risonante del basso di Danilo Gallo, creando una base solida su cui si posano le micro variazioni del piano di Alberto Dipace. Come nei film di Lars Von Trier (concentrare l’essenziale per esprimere emozioni complesse), l’accento dell’album è posto sull’autenticità e sull’intensità emotiva, con arrangiamenti che lasciano spazio al silenzio e alla riflessione, così come ai momenti di tensione emotiva. L’uso della voce come strumento narrativo principale offre la possibilità di esplorare i temi profondi e struggenti delle canzoni, modulando dal sussurro all’esplosione vocale potente. In questo senso “Water’s Break” rappresenta un’operazione riuscita, una sorta di colonna sonora intensa e vivida, dove ogni singolo elemento è attentamente costruito per amplificare l’impatto emotivo. Attraverso questa miscela di minimalismo e ruvide rotture del discorso, emerge un trattato sulla fragilità umana ove trovano spazio temi di solitudine esistenziale, vulnerabilità, silenzi, per un’opera che trascende la mera struttura musicale, immergendosi in un’esplorazione filosofica dell’esistenza e del silenzio, quasi un invito a contemplare la bellezza del momento presente (come l’acqua, anche noi siamo in continuo movimento, sempre in cerca di equilibrio tra forza e delicatezza: l’importanza del dasein, ovvero dell’essere-in-oltre nella temporalità). La transizione tra momenti di intensa risonanza emotiva e spazi di silenzio, come del resto nell’approccio di Bjork alle sue opere, si esplicita al suo meglio nei frangenti dell’album in cui le pause risultano altrettanto potenti quanto le note stesse.
Consigliato ai ricercatori di esperienze sinestetiche.
