“L’anniversario di Pasolini, ovvero la sagra del copia-incolla”

Ogni anno, alla stessa ora, lo scempio si ripete. Sfilano le citazioni, i frammenti, le frasi amputate — brandelli di Pasolini usati come santini da chi non ha mai aperto una sua pagina intera. È la nuova forma di idolatria digitale: un copia-incolla dell’indignazione, un culto dell’aforisma senza conoscenza, dove si finge di pensare attraverso la voce altrui. Pasolini non si cita, si legge. Pasolini non si adora, si affronta. Pasolini non era un’icona da condividere, era un uomo pieno di contraddizioni, feroce e disperato. Era piuttosto un laico ossessionato dal sacro, un uomo che portava dentro la nostalgia di Dio senza Chiesa. Nel suo universo, la bestemmia e la preghiera coincidono come due poli della stessa tensione verso l’assoluto. Pasolini non era un santo. È la ferita del santo che non smette di sanguinare: era l’ossimoro vivente, il dissidio incarnato, il poeta che pregava e bestemmiava nella stessa riga, il marxista che difendeva i valori del Vangelo, l’intellettuale che amava la carne del mondo e la mortificava nello stesso istante. In lui non c’era coerenza, ma verità. Non equilibrio, ma abisso. Mi disgusta questa idolatria a basso costo fatta di citazioni e filtri seppia. Pasolini, Bukowski, e tanti altri subiscono la stessa sorte: vengono scarnificati, decontestualizzati, trasformati in adesivi morali. Forse, dopo tutto, tutto ciò è inevitabile. Ogni epoca ha i suoi profeti d’arredo. Pasolini è stato un uomo di fratture. Tutto in lui si contraddiceva, e proprio lì stava la sua verità. Oggi quella complessità è stata addomesticata. Le sue contraddizioni sono state ridotte a etichette, i suoi conflitti a citazioni. Questo è il vero peccato: aver trasformato la sua irrisolvibile contraddizione in una semplificazione vendibile.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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