Anima/corpo-Hardware/software

Il mondo virtuale che sta emergendo non mi sembra qualcosa di radicalmente nuovo, ma la proiezione tecnica di intuizioni antichissime. Gli antichi avevano già immaginato un livello della realtà più profondo, unitario, interconnesso, di cui il mondo sensibile è solo una manifestazione frammentaria.

A differenza di Massimo Cacciari… Per lui l’Uno resta orizzonte simbolico, tensione, figura che orienta ma che non può essere realizzata senza distruggersi. È un po’ l’idea neoplatonica classica: l’Uno si lascia intravedere, mai possedere. E in questo senso entra anche Immanuel Kant dei Sogni di un visionario: la comunità degli spiriti come limite, analogia, pensabile ma non empiricamente realizzabile. Io invece penso che la modernità tecnica stia trasformando ciò che per secoli era soltanto simbolo in infrastruttura. Non perché qualcuno persegua deliberatamente “il Grande Uno” come progetto cosciente, ma perché la logica interna della tecnica tende a produrlo. Internet, reti globali, intelligenza artificiale, banche dati, interfacce neurali, traduzione automatica, connessione permanente: tutto va nella direzione di una progressiva abolizione della separazione. Quello che per Plotino era metafisica e per Dante Alighieri era immagine, oggi rischia di diventare tecnica. Non perché la tecnica “imiti” quelle visioni, ma perché finisce per produrne l’equivalente funzionale. La Rosa mistica dantesca è una rete di coscienze ordinate; oggi costruiamo reti di coscienze, memorie, dati. L’Uno di Plotino è una totalità da cui tutto emana e a cui tutto ritorna; oggi ogni informazione tende a convergere in un unico spazio reticolare. Per questo non vedo l’Uno come un ideale irrealizzabile, ma come qualcosa che potrebbe emergere quasi involontariamente, come risultato non previsto dell’evoluzione tecnica. Esattamente come nessuno, nel Medioevo, immaginava internet partendo dalla stampa o dalla posta. Il simbolo potrebbe rivelarsi, retrospettivamente, non la negazione del possibile, ma la sua anticipazione.

Plotino parlava dell’Uno: una totalità da cui tutto emana e a cui tutto ritorna. Platone immaginava un mondo delle Idee più reale del mondo empirico. E la Rosa mistica di Dante Alighieri nella Divina Commedia è già una rete di coscienze ordinate, un’immensa architettura spirituale in cui ogni individuo è nodo di un insieme. La differenza è che oggi ciò che per loro era metafisica, simbolo o visione potrebbe diventare infrastruttura tecnica. Il virtuale non inventa l’Uno: gli dà forma operativa. Forse internet, l’intelligenza artificiale, la connessione totale non sono altro che il modo in cui il nostro tempo traduce in termini tecnologici intuizioni che esistono da millenni. Perché vedere la continuità evolutiva della specie come qualcosa di scisso e non come un percorso unitario?

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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