SOGNO del 23/4/2026: L’UOMO WATER

Stanotte succede questo.
Non so come, entro in contatto con qualcuno e mi ritrovo il braccio macchiato di merda. Provo subito disgusto e cerco di pulirmi. Ma più cerco di risolvere, più la situazione degenera.
A un certo punto mi trasformo in una specie di uomo-gabinetto: ho un water in ceramica attorno alla vita e sono costretto a camminare così, con dentro deiezioni che continuano a sporcarmi.

Attraverso una zona notturna che sembra uscita da Fuga da New York: bidoni in fiamme, vicoli, teppisti armati. Io avanzo rasente ai muri, cercando di non farmi notare. Tutti però mi guardano. Sono terrorizzato, soprattutto da uno: altissimo, completamente calvo, con un macete. Il vicolo si stringe e sono costretto a passargli accanto. Io, con questo gabinetto addosso, sporco, gli passo vicino. Lui mi guarda dall’alto, impugna il macete, poi ride con un ghigno. Riesco a passare. Dopo capisco: quella, paradossalmente, è una zona sicura.

Superato quel punto, vedo nella notte un baluginio. È una luce fosforescente che si trasforma in una specie di pozzanghera bianca, a chiazze rosa. Capisco che è qualcosa di vivo: un liquido che ti segue ovunque, si allarga e prova a ricoprirti, a soffocarti, come un blob.

Scappo. Corro con questo gabinetto pieno di deiezioni mentre quella cosa mi insegue e si espande velocissima. Riesco a salire su un muretto, ma la sostanza contamina tutto. Alla fine, tramite una scala, entro a fatica in una casa.

È una casa che conosco: ho le chiavi, ma non so chi siano i proprietari. È una casa di gente molto ricca, perfettamente ordinata, pulitissima. Io entro sempre di nascosto, quando loro non ci sono, con l’ansia che possano tornare da un momento all’altro.

Dentro trovo mio fratello e un altro che non ricordo bene chi sia.

Cerco di pulirmi. Tolgo il water, mi lavo, ma mentre mi pulisco continuo a sporcare quella casa. È un continuo tentativo di pulizia che genera altra sporcizia: pulisco me stesso e contemporaneamente devo pulire tutto quello che sto contaminando.

In qualche modo riesco a sistemare la situazione.

Ma poi mi ricordo: ho un concerto. Devo andare subito.

Mio fratello è già sotto con la macchina. Salgo, partiamo, accelero per arrivare in tempo. Ma sbaglio strada: prendo uno svincolo e finisco in autostrada.

Mi dico: “No, adesso devo uscire subito e tornare indietro”.

Nel frattempo mi chiama Claudia Scavone. Rispondo in vivavoce. Ma mentre rispondo, per errore, parte anche una chiamata a Cinzia. E quindi si mettono a parlare entrambe, Claudia e Cinzia, mentre io sono completamente concentrato sullo svincolo da prendere.

E lì mi sveglio.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

Rispondi