
L’isolamento è ineluttabilmente santo;
ciò che un tempo pareva concreto,
tangibile,
adesso scompare fluido per rigagnoli.
Non avrei creduto che anche la pietra
potesse perdere il peso,
né che i nomi abbandonassero i corpi
prima del tempo stabilito.
Conobbi allora la sorte di Aretusa,
che per sottrarsi a un dio
dovette farsi acqua.
E vidi nelle pareti della casa
l’antico movimento di chi fugge.
Tre colpi, poi il silenzio.
Al quarto riconobbi la mia mano
e il modo in cui solevo chiamare
coloro che non sarebbero tornati.
Fra le piaghe del legno
una piccola chiave arrugginita.
Fu allora che compresi
quanto fosse antica la mia solitudine.
Gli alberi perdevano le radici,
gli uccelli dimenticavano il volo
e una moltitudine di uomini
attraversava la strada sottostante.
Pregai allora che mi fosse concessa
la grazia di non essere veduto
e che il mio nome venisse cancellato.
Non seppi più
da quale parte della porta
mi trovassi.
Indagai consapevole del fallimento.
O limen sine domo,
devora nomen meum.
Si quis intus respondeat,
ne aperias.
