
Il network è l’àpeiron. È quella “cosa” che prima Talete, poi Anassimandro e infine Anassimene hanno provato a descrivere con gli elementi: acqua e poi aria. È evidente che ciò che per Anassimene è la “condensazione e rarefazione dell’aria”, per il Vedanta il concetto di purusa, non sono altro che la descrizione dell’ineffabile sentire di qualcosa che nel futuro già c’è. A mio avviso si tratta di una forma di intelligenza impersonale e realizzantesi in un divenire che è l’àpeiron stesso, ossia il network che genera l’arché. In fin dei conti è sempre lo stesso problema affrontato da prospettive differenti. Per esempio, da un punto di vista semiologico, nella diade significato/significante, laddove per significato potremmo intendere l’arché, o il Bene platonico… Anche se Sloterdijk sublima la questione da un punto di vista, oserei dire, extra-filosofico, inserendo tematiche che, alla fin fine, sono necessarie alla stessa filosofia per evitare il corto circuito. Per non dire di Lacan! Solo che i risultati parlano alla fin fine… d’altro. E dunque alla razionalità non rimane che d’esondare in altri ambiti, paradossalmente. È lo sforzo tensivo della ragione a forzare gli ambiti della logica e a (ri)aprire le porte del magico. Ecco l’Osceno fare irruzione nel significante…
