La Venere del Vecellio

La Venere che sorge dal mare del Vecellio. Simbolo di bellezza, divinità, mistero, oggi sarebbe giudicata come una ragazza in sovrappeso, che si nutre di eccessivi carboidrati, che si muove poco, ecc. Le sarebbe consigliata una dieta low carb, una terapia psicoterapeutica di supporto, e caldeggiati certi interventi e ritocchi di estetica: soprattutto il rifacimento del seno. Avrebbe problemi ad essere accettata in classe, a vestirsi con capi attillati e sarebbe molto poco appetibile per alcune trasmissioni di successo, se non come fenomeno baraccone da scatenare contro i “tronisti”. Sarebbe accettata solo come lesbica e anticonformista se inserita in un circuito “off” di musiche e arti post punk o free, oppure per rigenerate correnti dadaiste da rigurgito.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

Una opinione su "La Venere del Vecellio"

  1. Assolutamente, proprio così. Oggi una ragazza, una donna, con quelle fattezze sarebbe tenuta ai margini di tutto, e attenzionata solo per fare spazzatura mediatica sfruttando un’immaginen e una condizione fisica in contrasto con i parametri odierni di un corpo femminile stereotipato e pressoché del tutto artificiale o chirurgicamente modellato.

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