
Ai soliti censori. Non c’è il “gatto”. Ci sono “i gatti”, ossia esseri complessi dotati di personalità infinite. Non ci sono i “gatti”, c’è il proprio gatto, ossia una creatura che occorre saper ascoltare e conoscere. Ci sono gatti che amano l’acqua, che amano uscire, altri che non si muovono di casa e vivono nascosti. Ci sono gatti timidi e gatti estroversi. Poi c’è Lucrezio, che non è il “mio” gatto, bensì una creatura in costante evoluzione che assimila vita e offre conoscenza. È un gatto che si diverte a fare cose che magari non divertiranno altri gatti. Ma è un gatto che ama sperimentare, sondare i suoi limiti. Lotta ogni istante contro la sua sfera della gattità, ne vuole violare i confini. Egli non porta il collarino per questioni estetiche o relative al passeggio. Il collarino è necessario quando Egli si trova fuori, giacché la sua anima è errabonda, picaresca. Lucrezio ha imparato tante cose in questi suoi primi mesi di vita. Di certo a diffidare di chi gli intimava di vivere entro quattro mura. Per cui, fatevi un favore: evitate di giudicare e di sentenziare circa le modalità di gestione del gatto. Piuttosto imparate ad ascoltare e a rivedere le vostre vitree e dogmatiche credenze. Se non amate uscire alla sera, se preferite svegliarvi presto al mattino, mangiare la cotoletta impanata, bere sangue, credere in Mefisto, giocare a Spaccaquindici, raccogliere carciofi, fare sesso contro natura, andare a messa… ecco: più o meno così sono i gatti. Di certo non sono creature da tenere parcheggiate in casa a fungere da vostra alternativa terapeutica. Se tutti fossero come voi non avremmo avuto un Magellano, o un Da Vinci e staremmo ancora a grattarci il culo nel nostro buco di culo. Dunque, non rompete le palle a Lucrezio. Grazie.
