Multisale

Photo by cottonbro on Pexels.com

Io vivo nelle multisale vuote. Sono non luoghi in cui io mi trovo a mio agio. Lontano dalle genti, vivo l’asettico cinematografico. Memore del tempo in cui cercavo la baldoria, adesso godo delle risa del passato. Adoro questo limbo chirurgico, l’esser numero e non persona. Ah, quant’è bella quest’assenza che si fa presenza e immagine. Schermo. Scherno. È la stessa sensazione di quando ero piccolo e potevo rimanere da solo in casa. Per me quella era la felicità. Quando se ne andavano tutti. È un godimento fisico e morale, profondo come la Fossa delle Marianne e limpido come acqua di fonte. Mi piace anche l’odore di tutto ciò che è centro commerciale, terminal di aereoporto ecc. Ma, in sommo grado, amo questa spersonalizzazione assoluta, l’esser assente nella presenza, il barlume d’un vissuto. Comincia il film. Non importa quale.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

Rispondi