
Io vivo nelle multisale vuote. Sono non luoghi in cui io mi trovo a mio agio. Lontano dalle genti, vivo l’asettico cinematografico. Memore del tempo in cui cercavo la baldoria, adesso godo delle risa del passato. Adoro questo limbo chirurgico, l’esser numero e non persona. Ah, quant’è bella quest’assenza che si fa presenza e immagine. Schermo. Scherno. È la stessa sensazione di quando ero piccolo e potevo rimanere da solo in casa. Per me quella era la felicità. Quando se ne andavano tutti. È un godimento fisico e morale, profondo come la Fossa delle Marianne e limpido come acqua di fonte. Mi piace anche l’odore di tutto ciò che è centro commerciale, terminal di aereoporto ecc. Ma, in sommo grado, amo questa spersonalizzazione assoluta, l’esser assente nella presenza, il barlume d’un vissuto. Comincia il film. Non importa quale.
