La morte di Maradona

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A chi critica Maradona. L’arte è ovunque, tranne che nei manuali di estetica. È un insieme di pratiche d’uso, un immane geroglifico indecifrabile, per dirla con Anceschi, è ciò che una collettività vive come mito (rammento il Barthes di “Miti d’oggi”). Per me è arte ciò che non è “riducibile” al mero concetto. È il gesto irrelato che non rimanda a niente se non al gesto medesimo. L’arte è sempre espressione del divino, come divino è il rovescio di Federer, uno squarcio sulla tela si Fontana, il passo di Nureev o un’acrobazia della Comaneci (vorrei che qualcuno mi spiegasse la differenza fra questi ultimi due). Arte è ciò che va al di là dell’obiettivo, del risultato, dello scopo. Dei gol di Maradona rimane la bellezza, non solo ciò che ha prodotto il risultato sportivo. PS: Il Bello è il territorio del Sacro. Il sacro non conosce nosologie. Un vaso da notte greco ritrovato nel 2021 diventa un reperto e viene esposto al museo. Prima serviva per fare i bisogni, oggi diventa un oggetto di contemplazione. Duchamp ha fatto la stessa cosa col suo scolabottiglie, spostandolo dalla cantina al museo. L’arte è un insieme di pratiche d’uso: non sappiamo se tra mille anni il calcio di Maradona potrà essere fruito e considerato alla stregua di una pagina di Balzac. 

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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