Probabilmente sono fortunato giacché coltivo la mia passione per la filosofia al di fuori di certi asfittici ambienti; del resto rifuggo da sempre le “accademie” (dopo averle con enormi sforzi frequentate), anche se in altri ambiti musicali, letterari, cinematografici ecc. Ciò mi consente/mi ha consentito di sviluppare un particolare sentore di fronte agli abusi e alle violenze interpretative della critica e di certi approcci metodologici applicati alla storia. A leggere meticolosamente Hegel (o la Bibbia), per esempio, a me vengono dei seri dubbi: chi lo ha letto ha effettivamente assimilato l’essenza dell’opera? Quanto il giudizio è permeato dalle progressive stratificazioni dell’euristica? Tornano violente e perentorie le parole di Nietzsche: “Basta pronunziare la parola ‘seminario di Tubingen’ per capire che cos’è, in fondo, la filosofia tedesca – una scaltrita teologia”. Di fronte alle insostenibili rivisitazioni hegeliane in salsa computistica, quasi che questo Spirito possa essere la quintessenza di una platonica Partita Doppia, provo dunque un sostanziale fastidio. Alberto Bosi, nella sua prefazione alla “Filosofia dello Spirito”, parla con pertinenza della filosofia hegeliana come filosofia “cristocentrica, nel senso che tutta la storia del mondo ruota attorno all’incarnazione di Dio in Cristo, alla sua morte e risurrezione, all’irruzione dell’eterno nella storia”. Che diamine! Hegel parla di Spirito assoluto in un clima apocalittico e con una maieutica che affonda le sue radici nella messianicità. Si prenda un passaggio contenuto nella sua “Antropologia”: (…) la malattia sopravviene quando l’elemento puramente animico dell’organismo, diventando indipendente dal potere della coscienza spirituale, si arroga la funzione di quest’ultima, e lo spirito perso il dominio sull’elemento animico che gli appartiene, non rimane padrone di se stesso, ma ricade anch’esso nella forma dell’animico, rinunciando così al rapporto oggettivo con la realtà effettiva del mondo, che è essenziale allo spirito sano; ecc. ecc.”. Qui siamo a tematiche che verranno sviluppate e approfondite da Steiner più avanti. Di certo, senza un’adeguata conoscenza della scienza simbolica difficilmente si potranno penetrare gli aspetti più esoterici e nascosti dell’opera hegeliana; non si potrebbe comprendere, ad esempio, il senso profondo della risposta di Hegel al dono della medaglia del Genio ignudo fattogli dai suoi allievi.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.
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