I precisini

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La verità è che non ho mai sopportato i maniaci della precisione, i perfettini, i precisetti, insomma, per intenderci, quelli e quelle che camminano a culo stretto, Qui non è questione di virus si, no, pro, contro, che mi pare pure demenziale il discuterne, quanto piuttosto del fatto che adesso sono venuti fuori i paranoici, i maniaci, i culi stretti della vigilanza ossessiva. Io non lo ho mai potuti soffrire, costoro. Mi danno sui nervi. Li prenderei a sberle, metterei a soqquadro le loro case, mangerei sbavando pur di far loro un dispetto. Adesso è il loro momento. Li riconosci subito dalla camminata a culo stretto, dalla cura con cui piegano e ripongono la mascherina, dai loro gesti al contempo nevrotici e pacati. La sinistra è scomparsa, fagocitata dalla cosmesi, dalla paura della morte (che è sempre stata borghese), dalla disinfezione del Bello. Un tempo la sinistra era “sporca”, fricchettona, tutta sandali lerci, chitarrone e canzonacce in spiaggia, mentre la destra era in doppiopetto, col capello corto impomatato e il manganello sotto l’ascella profumata. Ció che a me spaventa è l’aggressività di chi crede di essere dalla parte asettica della ragione. Non temo i tamarri capipopolo. Non temo i contagi virali. Provo invece ribrezzo per questa ideologia chirurgica e per un futuro senza sbavature, contrassegnato dall’isteria del contagio.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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