Trappole Semantiche

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Non amo molto Hegel. Ma a me piace rammentare che le attuali certezze dogmatiche di questa brutale forma di conoscenza politica contemporanea che risponde al nome di scienza, siano prodotto dell’infinità della forma che ignora la finitezza della forza, e dunque sostanza alienata dal contenuto. Questi processi rappresentano la mortificazione dello Spirito, tutto fuorché Sapere e Conoscenza. L’intero cosmo è vibrazione. Misconoscere ciò è peccato mortale. Dannazione eterna. PS Insomma questi teoretici cadono nelle stesse trappole da loro ordite. Prendono la logica di Hegel e la usano come corpo contundente.gomentanti. Sostanzialmente la gente vuole appiattirsi entro determinati ambiti: cerca “uniformità”, “solidarietà”. Bene, per me tali “stati” sono il frutto (semmai) di accidenti  di percorso, non di certo l’obiettivo di un piano strategico. Io ho scelto la mia vita, e non comprendo perché i culi debbano continuare a mostrarmi la claudicanza del loro percorso di sofferenza. Ogni esistenza dovrebbe essere il risultato di un processo volitivo, e così mi par di sentir riverberare nelle poche teste che ho incrociato, tramite le immediate connessioni sacre che bypassano ogni angustia della miseria linguistica. Ai restanti culi – la maggior parte – i quali anelano ardentemente di trascinarmi nel loro dipartimento fognario condiviso (D.F.C.), auguro un rinsavimento dal male ontologico dell’era schiumizzata: la frustrazione.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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