
Il problema sostanziale è che lo Jhwh del Vecchio Testamento è talmente sadico, perfido, vendicativo da non essere minimamente paragonabile a nessuna divinità terrifica dell’Olimpo greco o agli Asura e ai Vanir della Gita, per fare alcuni esempi. La componente sadica, coniugata alla gelosia da “Puer” che connota il demiurgo biblico, è figlia di una narrazione profondamente disturbata e molto poco iniziatica, oserei dire psicologica in senso brutto. Il rapporto simbiotico e il mistero che avvolge questa divinità avvolta di fiamme e nubi, la scenografia infernale propria delle sue apparizioni, ricorda l’ambiguità tipica della schizofrenia, del gioco perfido e malato dell’affettività. L’arma del ricatto utilizzata con chirurgica abilità è poi lo strumento di cui si serve questo sterminatore di popoli, sempre lavorando di contrappunto con le arti della fascinazione e della promessa di imperituro amore. Scegliere un popolo e renderlo eletto, è poi altra prerogativa che non ha un equivalente nella storia dell’uomo. Leggere la Bibbia implica un certo disgusto a fronte non tanto di una mancata storicizzazione del testo (dei testi), ma proprio per l’attualità della natura brutale di tale messaggio, che non è frutto di una narrazione mitologica a noi distante, bensì corpo e anima del nostro tempo, della nostra cultura, del nostro vivere quotidiano.
