Riflessioni su un passo dell’Iliade

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Due volte Zeus utilizza la Bilancia d’Oro opera di Efesto nell’Iliade. La prima volta, nel celebre passo che sarà favorevole ai Teucri, Zeus pone le due Chere – figlie della Notte e del regno di Morte – sui due piatti determinando così il destino favorevole ai troiani. Alcune mie considerazioni. Al Fato determinato dagli dei e dai loro capricci pare giustapporsi un altro livello, che potremmo definire non antropomorfo, disumano, non materico, quello delle entità prive di forma, non rappresentabili. La potenza delle divinità manifeste dell’Olimpo, che trova la sua consacrazione nel dominio delle forze della Natura (ecco i fulmini devastanti di Zeus a determinare la vittoria di uno schieramento sull’altro), è pur sempre connaturata al mondo manifesto, “al cielo di sopra” che interagisce “col mondo di sotto”. Chere, Parche, Erinni sono evocazioni di Potenze ed Enti che operano su altri piani del Divenire al di fuori dello Spazio e del Tempo, della Luce e della Materia.Le sorti dell’uomo sono predeterminate e il libero arbitrio agisce negli ambiti localizzati e periferici del Regno di Natura.

(Stazzo 26-4-2021)

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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