
V’è in certe figure che si caratterizzano per tratti nobiliari e affabili, oltre che per una certa qual dose di naturale grazia, in uomini e dame dell’attuale congestionato demi-monde, una sottile patina sordida che è possibile cogliere in quei rari e fatali momenti di lor distrazione, in quel fremito che, paradossalmente, finisce col rivelarne l’essenza, la deflagrante natura. Di solito molto apprezzate e tenute in alto conto, tali perfide creature, per tramite d’arti ancestrali, ordiscono trame e tessono ragnatele appiccicose onde catturare facili prede, e sottomettere i poveri allocchi con velleità di rampantismo. Le loro vittime ideali – che trasformeranno in sguatteri del pensiero dopo una qualche rosolata – sono proprio coloro che costituiranno il corpo futuro, la massa informe che a sua volta determinerà un nuovo fronte di tristi epigoni (vessilli al vento in nome di una libertà chiamata vassallaggio/vessillaggio). Saper leggere tra le righe è dote rara, anche se spesso cagione di tormento e dannazione terrena.
