
C’è una stirpe infame di bisbigliatori al cinema. Non parlano. Sussurrano in continuazione. Di solito coppie, o gruppetti che, dopo anni di silenzi, decidono di incontrarsi al cinema per dirsi di tutte le cose che non hanno potuto discutere al bar, a casa, durante le orge, al lavoro ecc. È come una nenia perenne, una ragnatela di minchiate che dura per tutta la durata del film, immune e impermeabile rispetto alla trama della pellicola, una sostanza cosciente e meta-individuale che talvolta è partecipe delle vicende più eclatanti della proiezione, con improvvise impennate del volume del Bisbiglio e qualche sparuta risata. Arrivi a rimpiangere i divoratori seriali di popcorn, gli scartatori perenni di merendine e gelati, le bestie di paese deformi e ruttanti formato maxi-famiglia, arrivi a rimpiangere ogni cosa rispetto a questo rosario recitato da ossessi. A fronte di tutto ciò mi chiedo poi che cazzo sto qui a studiare, scrivere, comporre, ironizzare, postare, dubitare, suonare, presentare, organizzare, quando la struttura sociale dell’armento trova immane consacrazione e forma in questa mefitica vibrazione che nessun vaccino potrà mai debellare.
(Stazzo 25-6-2021)
