
Se c’è una cosa che mi fa impazzire, è che oramai la nuova intellighenzia bio-neuro-farma-medico-cosmetizzata ha completamente rimosso il concetto di “potere” e di “abuso di potere” dalla propria caccolosa agenda culturale. I peggiori sono i professori, i professorini, il professorame, gli accademici col culo piantato sulla cattedra, la (in)docenza e il ciarpame ex-sessantottino connivente (adesso) col sistema plastificato dei valori di regime. Tutta una cultura (a sinistra) – le battaglie per le libertà individuali, la satira al potere, le lotte contro le discriminazioni, ecc. – ficcata nei cassonetti delle indifferenziate secondo i dettami di Santa Madre Scienza delle Verità Oggettive nel breve arco di tempo di pochi mesi. Qualsiasi critica al potere, perfino il più ragionato e legittimo dei sospetti, viene derubricata alla voce “complottismo-fake news” e igienizzata da pratiche di censura apparentemente “dolci”. Tutta la weltanschauung, il cammino di popoli, razze e nazioni, tutto un apparato culturale di riferimento viene improvvisamente rimosso, ed ecco ogni critica al potere diventare “strumento delle destre e retorica anti-scientifica”. Per intenderci, il buon Mario Capanna, che fino a qualche mese fa poteva ancora permettersi (per quanto oramai in chiave da intrattenimento comico) di parlare di regime oclocratico, oggi non avrebbe più modo di protestare o di lanciare anatemi. Le orride destre sono così diventate ricettacolo e soggetto in grado di intercettare ogni sorta di istanza, diciamo, non allineata al mantra dominante. Chiaramente, operare ed esprimere dissenso in un contesto così mefitico, per chi da tempo ha deciso di non sventolare vessilli, è oggi diventata cosa problematica. Diciamo che non si respira una bella aria nel Paese. Stiamo giocando col fuoco. Senza una via dialettica saremo vittima delle polarizzazioni. Schedati, bollati, marchiati, classificati, collocati, ghettizzati e ridotti a mere funzioni colorate perderemo ogni peculiarità distintiva. Questo è (da sempre) il gioco del potere e contro questo l’arte e la cultura hanno combattuto nel corso dei secoli. Ancora siamo nella fase in cui ridiamo e scherziamo… ma conoscere la storia significa aver capacità di individuare i prodromi delle fasi critiche.
In questo stillicidio di notizie contraddittorie, presentate di volta in volta come il prodotto infallibile delle ennesime ricerche e conquiste della scienza (e non citiamo gli studi di Peter Doshi sulla effettiva copertura di tali vaccini per decoro), non rimane che aggrapparsi a opere husserliane del 1936 come “La Crisi delle Scienze Europee e la Fenomenologia Trascendentale”, qui magistralmente riassunte da Carlo Sini (guardate questa conferenza come antidoto: https://youtu.be/6RIpi8onciM) in cui si accusa la scienza di “mancanza del senso complessivo del sapere”, e poi di raccomandare di rispolverare i vecchi trattati di fisiognomica, visto che viviamo nell’era dei “Bassetti”, il quale, nel breve ma intenso corso della sua bruciante carriera televisiva, ha avuto modo di deliziare dapprima le platee antivax e poi quelle dei nuovi isterici della repressione dei “reietti” con le sue bavette agli angoli delle rettilinee labbra, e il suo cranio da boss da primo livello di videogame (osservateli costoro, i Burioni, i Bassetti, i politici di turno. Abbassate il volume e analizzatene le gestualità, le moine ecc. Vi si rivelerà un mondo).
Qualcosa per fortuna pare muoversi. La gente (un tempo si sarebbe detto il popolo, il proletariato, ora a sinistra si disprezza e ghettizza la protesta) mostra segnali importanti di indignazione. L’indignazione è tutto. È ciò che consentirà di non piegarsi in futuro ai dettami dell’ordine costituito. Non c’è virus o vaccino che tenga rispetto all’imbecillità. Il futuro della specie sarà quello delle battaglie virali e della coesistenza dei sapiens con le reazioni dell’ambiente. Ma non è certo con questi procedimenti barbari che si affronterà l’esigenza della nascita di una nuova umanità.
PS: “Liberté!” Così avrebbe cantato un tempo la sinistra. Ora tutti in imbarazzo congestionato. Che pena. È del tutto evidente che chi non coglie determinati parallelismi e rimane prigioniero della necessità del presente, è tagliato fuori da ogni comprensione dei fatti. I totalitarismi sono sempre tali e assumono forme e contenuti relativi al momento storico di riferimento. Nessun contemporaneo ha avuto mai contezza delle future oppressioni. Oggi viviamo l’oppressione nelle forme “dolci” delle società schiumizzate, un tempo le si viveva sotto forme di schiavitù, vassallaggio ecc. Rimane questa violenza in chi si pone come detentore di una verità di Stato, di una giustizia di Stato, di una medicina di Stato, di un coprifuoco di Stato ecc.
(Stazzo 6-7-2021)
