Il barbaro presente

Photo by RODNAE Productions on Pexels.com

Questi non sono scienziati ma scientisti, ossia latori di una Nuova Teologia dogmatica che deriva da idee di stampo ottocentesco di cui, costoro, sconoscono anche la provenienza. Se gli fai notare che un tale atteggiamento dogmatico deriva da processi che affondano radici nel Cristianesimo oltranzista, inorridiscono. Del resto sono figli del “cicapparismo”, ossia di una vera e propria idolatria contabile della scienza. Ignoranti come capre, vagano nel “presentismo” perché non hanno contezza delle relazioni fondamentali dei processi storici. Vivono lo specialismo della propria disciplina dottrinaria e non sono in grado di unire i puntini. Hanno massacrato La Sapienza in funzione del dato. Pensano di essere a sinistra ma, oramai è palese, sono l’emanazione delle peggiori istanze destrorse. Diciamolo: oggi è più facile discutere con un prete che con uno scientista. Ho la fortuna di avere grandissimi amici SCIENZIATI (maiuscolo) con cui dibattiamo costantemente in maniera civile e dialettica: astronomi, fisici, medici (definire la medicina una scienza è un abuso, ma…) ecc. Ma sono merce rara, che inorridisce di fronte agli orrori del Burionazzo di turno, tanto caro ai kapò del Nuovo Ordine Terapeutico. Interessante sarebbe investigare – in questi ambiti – le tematiche della sociofisica e dell’epigenetica (segnalo su tutti “La firma della complessità”del mio amico astrofisico Alessandro Pluchino), e riattivare il rapporto con la potenzialità delle mitologie e degli e archetipi del passato. Ma per questa gente è come provare a discutere in aramaico. Passerà questa terribile fase. Anche se non la vedrò. Senza una dialettica interdisciplinare non si avrà che ipertrofia tecnologica. La Scienza è un’altra cosa. Sovrana regna l’ignoranza. Essa domina incontrastata agendo sulle coscienze di chi crede d’esser eterno. Lo stupro dell’altrui pensiero, la liofilizzazione dei concetti e la barbarie della classificazione sono gli unici criteri di questi guitti in preda all’angoscia. La necessità di collocare il dissenso entro comode categorie è figlia della bestialità. Siamo vittime di una narrazione che implica un’adesione psicologica che, paradossalmente, esclude l’Altro, ossia ciò che si pretenderebbe poi di tutelare.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

Rispondi