Il prossimo futuro

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 “Si confezionano pacchetti di verità”. Ciò che mi preoccupa non è tanto la questione del coronavirus e il dramma del disastro economico in atto cui fanno da contraltare la rinascita di flora e fauna, quanto l’innalzarsi di muri e steccati in conseguenza della profonda frattura che si è generata nella percezione comune: complottisti vs debunker, luddisti vs alfieri della tecnologia, novax e provax, fake news vs bollettini di stato ecc. La psiche si è oramai strutturata in modalità on/off e oramai la brutalizzazione del Reale impedisce ogni dialettica intorno ai fatti. L’esercizio della critica è oramai confinato alle due polarità: in parole semplici, la martellata che prendo in testa io e quella che prende in testa l’Altro a uno farebbe effetto e all’altro no.
Ora, chi mi conosce sa che non ho mai sopportato le etichette, dunque ci si può immaginare quanto io sorrida quando mi sento appioppare un “abito” di qualsivoglia foggia.
Si continua ancora a parlare di anni e anni di lotte contro il Covid-19 quando, semmai, questa battaglia del sapiens contro i virus è da sempre una delle grandi sfide legate all’egemonia e alla tirannia della nostra specie, funzionale alla naturale brama di dominio dell’uomo su un ecosistema oramai ferito, si spera non mortalmente. Le risorse della terra sono enormi ma limitate. Quelle del sapiens, come noto, tendono all’infinito. In questo senso noi siamo il “virus”, al momento, più terribile per il pianeta. Dall’avvento del sapiens sono scomparse circa il 65 per cento delle specie animali e vegetali del pianeta. 

PS Personalmente nutro un’estrema fiducia per il futuro del network e dunque dell’evoluzione “umana”. Il network consentirà, paradossalmente, sempre minori margini di controllo alle cosiddette egemonie lobbistiche che da sempre – chessò, i Fugger che prestano denari a Carlo V – hanno controllato le sorti della masse (oggi i dati statistici, che a molti piacciono tanto, rivelano che mai come in questo tempo la concentrazione delle ricchezze è nelle mani di pochissimi). Sono evidenze della storia che conosciamo bene. Il sistema del network in futuro sarà talmente sofisticato da neutralizzare ogni velleità di controllo sociale finalizzata al dominio oligarchico. Il limite è sempre in questa idolatria dell’antropomorfo: si andrà sempre di più verso la realtà aumentata, la fine delle sensorialità (il superamento di “Maya” e il suo disvelamento sarà il network)… empatizzeremo con estrema facilità, parleremo le lingue di tutti, proveremo le stesse emozioni, saremo interconnessi come accade adesso ai nostri computer, iPhone ecc. Ogni dissenso sarà superato dalla Biomacchina, dall’Essere Macchinico, da ogni velleità speculativa di conoscenza perché saremo già nella Conoscenza. E anche se ciò può sembrare oggi sinistro, nel futuro prossimo sarà considerato armonico e sublime. Le nuove generazioni hanno già altri valori che non possiamo neanche sondare, a meno di non captare una simbiosi del sentire che passi al di là del nostro schema/dispositivo.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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