Mi fido soltanto di chi ha la risata spontanea, deflagrante. Mi fido di quelli che ridono con gli occhi chiusi. Potranno essere in vita dei tiranni, degli assassini… saranno state solo contingenze del karma. Di questi mi fido ciecamente. Di tutti gli altri, non mi fido per nulla.
Ho sempre diffidato da chi lancia anatemi e demonizza di default il “cambiamento”. Ho edificato una cattedrale sulle macerie delle loro coscienze.
In questo limbo metabolico, nel delirio tossico del carboidrato virulento, tra 31 e 1, è possibile scorgere il grumo emorroidale del Demiurgo. (Capodanno 2020)
Questo mondo è così “sbagliato” che a me, nel viver “giusto”, occorre certa colpa.
È veramente difficile resistere alle pressioni dell’ego. Del Lego mi ricorda le costruzioni. Costruzioni metafisiche dell’ego. Plastificazioni edili della coscienza. Memoria profumata di colore.
Il Disagio Psichico regna sovrano e governa le sorti dell’era consumistica.
È proprio la razionalità a tenerci fuori dalla visione concreta del Reale.
Gli attuali approcci alla conoscenza riducono tutto a frammenti liofilizzabili e commestibili. Un po’ come voler conoscere il mistero e l’essenza dell’albero di albicocca a partire dai pezzettoni di marmellata delle confetture “Santa Rosa”.
È la devastante dualità che mi fa “essere”. Mai smettere di stupirsi di fronte alla meraviglia della vita.
È molto meglio un amico cretino che un nemico intelligente. Se preferite: è meglio una zucchina muta rispetto a una zucchina parlante. Quest’ultima vi riempirebbe di inutili rimostranze circa la sua potenzialità fallica mentre la affettate.
C’è più ottusità in certi menti forgiate dalla logica che follia in certe menti funestate dal delirio.
Essere giullari e buffoni di fronte a se stessi e al mondo rende (o)scenografica la corte del Re.
In Italia siamo maestri nel trasformare il pressappochismo in dittatura.
Il limite tra il decoro e l’indecenza sta tutto nelle parole che compongono questo aforisma.
Le scarpe da ballerina sono in Audrey Hepburn ciò che per Meister Eckhart è l’anima da cui sgorga Dio.
Ho sempre diffidato dell’ostentazione di umiltà e modestia; in quei modi di porsi ho sempre riscontrato “Perfidia & Angoscia” in qualità di veri agenti occulti al soldo delle multinazionali dell’Es. Parimenti diffido dei parchi e dei timidi, sommamente di chi ostenta poco: questi ultimi portano lo stiletto sotto il mantello della discrezione.
Quando i trattati prevalgono sulle costituzioni, parlare di democrazia è un atto eversivo.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.
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