- Affidarsi a qualcosa è già essere nella dipendenza. Occorre vivere il proprio tempo e le necessità che esso impone con la consapevolezza di essere nel posto giusto e al momento giusto. Sempre, anche nei momenti più difficili e umilianti della vita. Ci si può affidare a stento alla nostra coscienza e poi, semmai, donare per ricevere. Ma sempre con molta parsimonia, diffidando alquanto. Affidarsi a qualcosa di esterno è abbandonarsi al flusso delle maree. Da naufraghi, scegliere una fascinosa esistenza romantica nell’illusione dell’approdo.
- La poesia è ovunque. Sta in chi legge riconoscerla.
- Gramellini sembra un oste che ha fatto le scuole di fretta.
- La Palingenesi e l’Apocalisse stanno per arrivare. Eternamente a ogni istante. Accade. E non necessariamente nell’ordine enunciato.
- La Cosa non è mai dove la si cerca e, quando la si trova, è sempre la Cosa che cercavi prima e che ora non ti interessa più. (cercando e non trovando la mascherina in casa, appaiono magicamente un paio di pantaloncini da palestra, alla ricerca dei quali mi dannai, mesi e mesi or sono).
- La nostra angoscia deriva dal fatto che noi aneliamo a colmare lo spazio semantico.
- A furia di costruire gabbie semantiche vi ci siete rinchiusi con le palle di fuori.
- A furia di avere a che fare coi pazzi, ma non i pazzi veramente pazzi, i pazzi che sembrano “normali”, tutto fuorché pazzi, insomma, dicevo, a furia di avere a che fare coi pazzi, ci si sente dentro la scena di un delitto dove a mancare sono il cadavere, il movente e pure il presunto assassino. Tu dirai: perché sono finito in questo assurdo scenario. Io ti risponderò: non lo sai, né mai lo saprai. Perché avere a che fare con la follia della “normalità” significa seguire il percorso logico, razionale e infallibile del folle, cadere nella sua tela del ragno, essere abitati dal delirio geometrico, da una realtà falsa che appare più reale del Reale.
- Ho sempre diffidato dei dati asettici, figurarsi poi di chi li diffonde.
- Io parlo ai morti e produco in funzione della mia morte.
- Maradona è ontologia del calcio, tutto il resto è derivazione nel particolare.
- Ormai ricevere una telefonata (senza preavviso e orario concordato) è un atto violento. Un’irruzione brutale nella privacy.
- Un regime di bestie merita un popolo di armenti.
- Quando la bellezza non è commensurabile si genera un corpo.
- La filosofia sta sempre altrove rispetto a dove si vada a cercarla nella pretesa di trovarla. È come la storia: non è fatta di presente.
- Saremo estinti dal politicamente corretto, in un flare solare di quote rosa, muniti solo di codici gestuali.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.
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