Occorre meditare sulla radiosità del futuro a partire dal presente e rigenerare il passato. In questo senso il passato è attività, continua metamorfosi, non stasi della memoria, prefisso del tempo.
Cascame biopolitico.Ormai l’azzardo teorico complottaro sta a “destra” mentre l’ordine scientista debunkeraro sta a “sinistra”. Stravolgimenti delle coordinate ideologico-politiche negli ultimi microsecondi dell’Antropocene.
Scrivo nella notte e la musica di Scriabin è la mia compagna più fedele, la musa discreta che tesse le trame delle mie narrazioni.
L’amore di coppia è mostruoso. Il mostruoso femminino. Il trionfo del possesso scemo. L’idiozia eletta a sentire. Il cosmo domestico.
Il Golem della tecnoscienza ha maschera da chirurgo e stivali da gerarca.
Nell’Italia del 2020, per una lunga epoca durata qualche settimana, le masse aderirono al movimento delle Sardine…
Continuare a esercitare l’esercizio della critica fino all’ultimo respiro di vita nei confronti dell’officio aberrante e solo apparentemente bonario del virologo messianico di turno, della medicina che si fa politica e della politica che si trasforma in perenne stato di emergenza da Triage, è atto di profonda civiltà filosofica e morale, nonché attitudine civica e sana di chi osa ancora appellarsi cittadino.
È tutto uno sfregar di creme abbronzanti, un effluvio di profumi, uno spataffàr di chiappe, tette, cosce, fianchi, piedi, ascelle. E io mi inebrio, del vano desiderar del nulla, della chiappa sacra che non appartiene che all’ara di Mefisto/Arimane, unico vero sovrano della terra degli uomini. “Ciò che è bello non si può possedere”. Così vo’ rimuginando fra me e me, nell’assurdo, inconcepibile, repentino, surreale bisogno d’una fragrante mafaldina con la mortazza. Recita distante il Coro: “Come sei bona, come sei bella, scusa è già tardi, viva pàn mortadella”.
In questo paese indecente, provo nausea per i censori che indossano le vesti del politicamente corretto. Osservo in certi individui questa ossessione igienista, questo piacere malato per l’asettico, il gusto perverso per la mascherina messa anche al cervello, la cosmesi dell’amuchina spruzzata all’anima. Io detesto i “passive-aggressive”; preferisco un nemico vero a un vigliacco che pensa di essere civile.
Santa Teresa D’Avila diceva: “Signore vieni a fornicare con me in un letto di spine”. Non si dà innamoramento senza la necessaria follia, senza il delirio sadomaso dell’accoppiamento col divino. Le religioni sono state storicamente un argine a questa urgenza. Il Sacro è sempre territorio del pornografico e della perversione al suo sommo grado.
Carmelo Bene: “il suo film uscirà in Italia?”. “Spero di no”. Nel jazz italiano non esiste, non è mai esistita, né mai esisterà una figura lontanamente simile. Musica in mano a funzionari e ragionieri del jazz, a gente col pallottoliere che sta a contare i pidocchi degli altri nel chiuso del proprio feudo, fra le trappole messe in cortile pronte a scattare al passaggio della volpe visionaria. Non ne hanno ancora presa una in decenni.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.
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