
“Don’t look up” è un capolavoro. Lo trovate su Netflix (oltre che al cinema). Lasciate perdere le tiepide recensioni. È il più grande e devastante spaccato di ciò che stiamo vivendo. Qui l’oggetto è il meteorite che sta per cadere sulla Terra. La società dei media riesce a tritare tutto, perfino il pericolo di un’imminente estinzione di massa. Grazie anche a un cast stellare, questo film è una chiara metafora di ciò che la contemporaneità ci riserverà, se non ci estingueremo molto prima del previsto. “Una coppia di astronomi si accorge dell’esistenza di un meteorite in rotta di collisione con la Terra. I due scienziati cercano di avvertire tutti sulla Terra che il meteorite distruggerà il pianeta in sei mesi”. Ma politica, economia e circo mediatico antepongono sempre la fascinazione del presentismo perfino di fronte all’Apocalisse. Il risultato è tragicomico, con divisioni fra “sopraguardisti” (coloro che guardano in cielo la cometa) e “sottoguardisti” (coloro che invitano a non guardare in su). Finale esilarante. Un amaro affresco del nostro tempo. Non perdetevelo per niente al mondo.
PS: Volendo uno dei tanti raffronti possibili è fra gli un tempo anonimi virologi – Pregliasco, Bassetti ecc. – ora assurti a star natalizie e l’astrofisico Di Caprio che diventa una star ma poi si redime sottraendosi alle spire del successo mediatico.
PS2: Ancora su “Don’t Look Up”. Fin quando si procederà ad analizzare la contemporaneità con criteri vecchi applicati a codici estetici nuovi, ogni nuova opera apparirà una rievocazione sbiadita delle vecchie. Invece ci sono miliardi di sfumature che portano me, e un ragazzo del 2021, a ridere a crepapelle, giacché quelli che a molti paiono cliché, sono funzioni semantiche “altre” che rimandano ad “altro”. Inoltre, quando si critica un regista occorre anche conoscerne la filmografia per comprendere il senso dell’opera nel suo farsi e collocarsi. Che un prodotto mainstream, girato con una maestria rara, possa affondare il colpo sul nostro presente non è fattore poco significativo. A ben poco vale poi constatare che è un prodotto hollywoodiano… e allora potremmo dire lo stesso del finanziatissimo cinema di Kubrick? Potremmo derubricarlo come cinema di potere? Non scherziamo. La società americana produce gli anticorpi al suo interno. Così è sempre stato, così sempre sarà. Ci sta che questo film possa non piacere. Ma non ci stanno tutte le bestialità che ho letto da un punto di vista dell’analisi estetica. Evidentemente chi è toccato in prima persona da questi nuovi totalitarismi aderisce al senso di quest’opera. Chi si nutre di Draghi e a Mentana no.
