
Nella bellissima cornice del “Cortile Alessi”, a suggello di una lunghissima ed “eroica” rassegna organizzata da Simona Vizzinisi per questi tempi falcidiati dal delirio pandemico, andava in scena, nelle serate del 25 e 26 marzo, la performance “Solo l’amore conta”, scritta e diretta da Nicola Costa, con Nicola Costa e Alice Ferlito in qualità di attori in scena e Pierpaolo Marchica alla chitarra. Una performance incentrata sulla figura di Pier Paolo Pasolini che comprendeva – oltre ad estratti da “Bestemmia”, “Ballata delle madri”, “Il PCI ai giovani”, “Ballata del suicidio” ecc. – un Prologo ed un Epilogo scritti dallo stesso Costa.
Così andava in scena una delle più belle narrazioni pasoliniane a cui ho avuto fortuna di assistere, grazie al pregevole lavoro di “orchestrazione minimale” di Nicola Costa, il quale, coadiuvato dalla potenza narrativa e canora di Alice Ferlito e dal lirismo chitarristico di Pierpaolo Marchica, ha dato manifestazione al “teatro come rito culturale, rito di parola”, e conclamazione alla nuda evidenza della “forza del passato”.
Pasolini. 2 novembre Ostia. Sono morto. Sono morto perché ero un frocio.
Pian piano venivamo condotti per mano e immersi nel violento ordito della parole ispirate da Pasolini, nella consistenza semantica dei suoi stessi scritti che, oggi, paiono quantomai urticanti e pregni di quella densità sentimentale che finisce col tracimare negli immani abissi del Sacro. La critica al potere è tanto più attuale in quanto eco di un passato prossimo che pare sprofondare nelle paludi delle italiche accidie, e ha come testa d’ariete il grido d’amore che trova carne e voce nella superba invettiva di Nicola Costa, capace come pochi di modulare fra le diverse tonalità della prosa civile pasoliniana. Quest’ultima sembra poi maturare col tempo, come un frutto perennemente fuori stagione che rilascia le sue spore nel deserto delle anime omologate di ogni contemporaneità.
L’omologazione del vecchio potere e il nascente potere e l’ideologia edonistica/Il nuovo potere in realtà è una forma di fascismo/La verità come coraggio intellettuale e la realtà politica sono due cose inconciliabili in Italia/Bisogna gridare al disprezzo verso la borghesia.
Nicola Costa volge lo spalle al pubblico e si aggrappa al muro con le sue lunghe braccia. Un grido silente percorre con un brivido le nostre coscienze.
Eppure io ho soltanto amato… l’amore per la vita è stata per me un vizio. Bisogna sapere molto forti per amare. Anche la propria solitudine.
Rimane solo il canto, il cantare, la rivoluzione poetica che abbraccia ogni tramonto serale, che sa essere eclissi e palingenesi di ogni vita, di ogni civiltà, di ogni storia che sia degna di essere vissuta.
Francesco Cusa
