
L’ultimo libro di Paolo Renati è un piccolo gioiello grezzo nel panorama delle belle cose, di tutto ciò che ci riconcilia col nostro “stare al mondo”. Esso rappresenta lo sforzo titanico espresso nella densità delle poche pagine che lo compongono, sforzo che non poteva che produrre una sorta di summa di ricerche di senso, di sacralità, di vita e morte come antidoti alla parcellizzazione del Reale.
Cali la mannaia allora sul setting sperimentale, sul “toy model” caga dati, e sia dato spazio all’esperienza del campare, alla maieutica del Libro della Natura rispetto a quella della tirannia del dato, del “dataismo”, per dirla con Byung-chul Han.
Così mi sento di riassumere “Miss inco-scienza ancora gravida?”, che è trattato che mostra il lato osceno del cosiddetto “progresso scientifico”, delle attuali credenze che mirano a una descrizione del Reale secondo logiche frammentarie che tendono a mutilare l’esistente per necessità meramente pratiche (di fatto a loro volta generative di Frankenstein mutanti e replicanti il “corpus delle conoscenze umane”).
Paolo Renati ci indica una via logica, che guarda alla fine della dipendenza dal lavoro (secondo la lezione di Illich e Thoreau) per un futuro di condivisione di risorse e conoscenze, nell’abbraccio panico di Natura e Cultura che, come un nuovo sole, irradia e purifica il percorso della Nuova Umanità, un giorno affrancata dalle dipendenza della finanza, della giurisprudenza e di tutti gli apparati del cosiddetto terziario.
Consiglio caldamente la lettura di questo magnifico libro.
