Zelensky a Sanremo

Corriamo il rischio di essere precipitati in una guerra grazie ai chiacchiericci dei maître à penser dei salotti romani e mediatici, dei Parenzo, dei Mieli, dei Mentana, dei Formigli, delle Gruber, che tra uno spritz e l’altro, esprimono pareri sulla guerra in corso con la stessa leggerezza partecipata dei Norpois, delle Odette, dei Brichot, dei Guermantes dei salotti proustiani.
Questo patetico cascame intellettuale contribuisce a formare l’opinione pubblica, e trova consacrazione nell’invito a Sanremo del giullare ucraino, che si traduce in una sostanziale richiesta di armi. Tutta questa pantomima ha ben poco a che spartire col pacifismo e la necessità di trattative urgenti. Se si fosse voluto rendere omaggio a un paese vessato dalla guerra, si sarebbe potuto intervistare una giovane madre ucraina, o i poveri vecchi costretti a resistere al dramma del quotidiano bellico.
Ma sono discorsi che non si possono più fare, pena la solita ghettizzazione di comodo.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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