Contro i materialisti. Un mio dialogo sordo con Cristina Campo.

“Occorre molta fede per riconoscere simboli in ciò che è avvenuto realmente” (da anni ritengo la scienza simbolica l’unico pertugio da dove sbirciare fra le pieghe del Reale).

“Se non avremo da quel sogno disimparato il cercare, imparato il trovare… e che passava tuttavia facilmente dentro la cruna di un ago”
(E questo è il processo inverso a quello falsamente conoscitivo delle scienze recenti, un percorso che prescinde dal flusso temporale, eternamente fissato sulla sfera indefinita dello spazio, come quello della fiaba o del sogno).

“Furono sempre poche le opere di poesia così distese sopra il tempo umano e pochissime hanno data recente”
(L’erronea percezione “evolutiva” dell’homo sacer, nell’immane conflitto cognitivo sensoriale che solo la poesia del sublime “risolve”, ma con processi inversi rispetto a quelli logici delle equazioni matematiche, con tutto il portato infinito che sovrintende il pensiero, in quell’anfratto inconcepibile di durata che non è il Tempo).

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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