
L’eroe del nostro tempo non compie (non può! non può più!) gesta memorabili, teso com’è a ordire tranelli all’Impossibile post fiabesco, la fiaba essendo ormai concreta prassi videoludica, morfologia della sfida titanica reale, quotidiana, prassi esperibile ad ogni orario.
La follia è globale, è di tutti, non è più esclusiva dell’eroe prometeico, ed essendo appunto così diffusa, non è più invisa alla morale del mondo, fatte salve le sue devianze contemplate dal modello standard, dalla nosologia tollerata dai nuovi tiranni della “nemesi medica”. Le sfide coi draghi e le chimere, i viaggi dimensionali, le odissee, fanno parte dell’ordinario adolescenziale e salutare che riempie il tempo libero dei globalizzati, a sua volta costellato di rompicapi da risolvere e di scelte relative ai panni dell’eroe da indossare: guerriero, mago, cavaliere, maschio, femmina, vecchio, giovane, ecc.
La mortalità sfida così l’eterna rigenerazione dell’eroe perito, nel paradosso del player-demiurgo-mortale che può decidere le sorti della sua creatura immortale. Questa inversione produce un salutare corto circuito dei significanti, destabilizzando l’ordine cronologico del mondo sensoriale, così costringendo il player alla fervida, dialettica pugna contro la tirannia dell’ onnipotenza del Significato.
L’eroe, del resto, è da sempre consacrato alla liberazione dell’onnipotenza che vincola con l’incanto la libera circolazione delle energie represse, e gli eroi del nostro tempo operano in tal direzione per tramite di una mistica digitale che consente singolarità nel ready-made, ed esperienza emozionale del soggetto.
In fin dei conti, come scrive Cristina Campo, “la caparbia, inesausta lezione delle fiabe è dunque la vittoria sulla legge di necessità”.
L’eroe muove dalla tragedia, alla fiaba al mondo videoludico. Il fine non è mai la necessità, ma la ricerca del dettaglio affabulatorio che scarnifica una nuova utopia. Polverizzandosi in una miriade di significanti, l’eroe si è in tal modo eternizzato, svincolandosi dall’unicità dei vincoli del prometeico.
