
Come può mai risorgere una terra così martoriata nell’anima prima che nel
corpo? Pochi comprendono che la
Sicilia e tutto il Meridione sono affetti da “hybris”, ossia da un problema spirituale che nessuna politica oscena o pertinente potrà mai risolvere.
Il dramma di queste terre è carsico, si riflette nella superficie, ma alberga nelle oscurità della sofferenza dei Sapiens.
Lo scempio di queste terre nobili e benedette è l’urlo sgraziato delle anime perdute e abbandonate alla loro stessa inerzia. Ogni cosa risuona con accordi sgraziati e irrisolti in una partitura naturale interpretata da povere creature antropomorfe.
La punizione, questo fondamentale atto rimosso nel presente, è l’unica regola per riportare innanzitutto al “Do centrale”; una sorta di zenit, di acme, di tromba del Giudizio devastante, tonante che annichilisce e paralizza ogni mortale.
Solo dopo si può pensare di (ri)educare alle bellezza, noi che la bellezza l’abbiamo respirata con le viscere di un passato inconcepibile, noi che annaspiamo fra le macerie di divinità sepolte.
