In questo porco mondo “L’Elefante”

Oggi ho visto un elefante coi pantaloncini corti e le infradito addentare un arancino e colare di sugo come una vecchia petroliera sfondata. Al suo fianco la famiglia assuefatta e dei vasi di piante appassite a far da mesto corredo al bar di periferia. Solo pochi metri più avanti il sole andava a schiantarsi sull’asfalto, sul catrame delle frenate dei motorini e sulle buste di plastica svolazzanti dall’ortofrutta di fronte.

Oggi ho visto una forsennata ingobbita che si ostinava alla sua corsa sbilenca e tangenziale al bar, e a me pareva potesse schiattare da un momento all’altro, e avrei scommesso venti euro che sarebbe crollata poco prima di svoltare all’angolo della farmacia. Invece no; la “gobbista” correva ancora sbilenca prima di essere inghiottita dalla via ignota e interdetta per sempre al mio vissuto che sarà. Ho visto queste e tante altre cose.

Per esempio, ho visto il prete della chiesa alla mia destra diventare un punto interrogativo nero sul portico, e poi lampeggiare come un fuoco fatuo nei pressi del presbiterio interno. Ma questa è un’altra storia.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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