
Aprire le pagine di un libro è come viaggiare indietro o avanti nel paradosso magico del divenire di futuri e passati. Dacché ogni cosa diviene nel suo manifestarsi, ecco il libro farsi scrigno, sigillo, cristallizzazione dinamica da sfogliare. È una pratica di disvelamento che ha come apparenti colonne d’Ercole i confini della copertina, i quali fungono da illusorie pareti da penetrare per gli infiniti processi di smaterializzazione dell’ego.
Favole, tragedie, commedie, trattati: il libro è verità lamellare, ogni pagina un sipario che si apre e si richiude sul palcoscenico di ogni vita, ogni parola, ogni sintagma, un pozzo incantato di luce abissale. Sfogliare un libro è pratica sacra, fuoco che squaglia il soggetto entro il nuovo calco che lo renderà iniziato e pronto alla rottura del sigillo. Leggere un libro è liberarsi del fardello del proprio Sé, vibrare in consonanza con l’immanenza della cellulosa, della carta che fa da tavolozza al nuovo disegno ricalcato dal lettore. Così il libro si fa bara, ara dove è sepolta l’anima dello scrittore, e intorno alla spoglia del creatore, sul sarcofago ornato dai geroglifici viventi delle parole che ancora una volta canteranno del mistero del mondo, danzeranno i fuochi fatui dei viaggiatori delle pagine, in un perenne vortice di luccicanza.
