
L’immigrazione è una risorsa. Non comprendere questo nel 2023 significa essere fuori dal tempo storico che stiamo vivendo. Un paese come il nostro, al centro della “mediterraneità” dei millenni, ha una naturale vocazione all’interscambio culturale. Tradire questa nostra inclinazione a fronte di problematiche contingenti, significa precipitare nella notte involutiva che relegherà queste regioni del pensiero entro limbi privi di prospettiva. Noi necessitiamo di interscambio. Il nostro è un paese dalle pulsionalità infette. Da siciliano poi, non riesco a immaginare altro che sincretismi per questi innumerevoli paesaggi, per questo indefesso miscelarsi di mari. Noi siamo stratificazione di civiltà, dalla Turchia, all’Egitto, alla Spagna passando per l’antica Cartagine, le rotte fenicie, le magnificenze del Bosforo, crocevia di culture, merci, religioni, tradizioni… L’Altro è sempre stato nostro “fratello”, anche sotto la feroce veste del nemico e del conquistatore: integrazione, risorsa di cambiamento, futuro. Di questo passo saremo solo una rimanenza sterile di civiltà morente, fermenteremo delle nostra putrescenze in preda alle mode delle isterie mediatiche e politiche di turno. Andare oltre ogni ideologia politica è il compito di ogni essere umano civile del 2023.
