La fine dell’epopea fallocratica

La Torre di Babele crolla e con essa l’ardire dell’uomo di innalzarsi verso l’Onnipotente. Il fallo è organo primitivo, semplice e grezzo rispetto alla multiforme natura della vulva. Necessita di una raccolta pelvica di sangue al fine di potersi erigere e di inoltrarsi per le cavità ctonie della Conoscenza. Ma il suo penetrare si arresta sempre sulle soglie dell’estasi, destinato com’è alla disfatta dell’afflosciamento, alle vele ammainate nella bonaccia della “petit mort”. Il presente annuncia indici statistici con cali evidenti della fertilità del maschio. Gli oggetti di fascinazione sono tutti vulvari: la PlayStation (penso a “EXistenZ” di Cronenberg), le tv al plasma, la lavatrice, il materasso in memory, ecc. Solo nelle ricche società dei multimiliardari arabi si perora la causa dell’ innalzamento dei grattacieli a Dio.

Il fallo è morto!

La Storia è finita!

Il futuro è sempre stato satanico, dunque ermafrodita.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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