
In un locale molto piccolo di Catania (che non esiste nella realtà) ci sta Emilio Galante e un organizzatore che gli presenta un grande maestro tibetano del flauto. Il tempo scorre in maniera inconcepibile e i due si trovano a duettare con me che registro al centro,
muovendo ad arte il microfono. È un duetto, botta e risposta, e i due eseguono una partitura scritta dal maestro tibetano. La melodia è sublime e sa di contrappunto ricercatissimo. Il
maestro tibetano poi inizia una bellissima ragazza al canto e alla coreografia. Ne nasce uno show spettacolare (il tempo scorre sempre in maniera stramba), ove la ragazza esegue danze e canti pop sofisticatissimi. Tutto si svolge sempre in questo medesimo locale, e io seguo la telecamera e il gioco di luci che rendono quel piccolo luogo una sorta di enorme stadio tramite artifici, al momento, inconcepibili. Faccio alcune foto col
mio iPhone.
1) È come se le facoltà nostre siano potenziate e in grado di sviluppare opere sublimi.
2) Io non sarei mai in grado di concepire un simile ordito melodico e coreografico. Dunque: chi è il regista di questo “spontaneo” capolavoro?
