
Oggi ero del tutto intento a pensare quanto non sopporto i nomi Fefè, Memo, Saretto, Micio, Salvuccio, ‘Ddore, Puccio, e poi le parole “tocciare”, “pucciare”, “malmostoso”, quando all’incrocio con la via che porta al mare non t’incontro un pescatore che trascina un’ancora? La trascina e fa un rumore infernale, gli urlo di smetterla con l’ancora, ma non sente, non può sentirmi. Passa il camion della nettezza urbana e lo travolge senza fermarsi. Il pescatore è ancora vivo, ma il camion fa retromarcia e poi ancora avanti e indietro per almeno quattro volte. Un vecchio ebete osserva la scena dal davanzale di casa. I netturbini ripuliscono e mi chiedono se sono interessato all’ancora, il vecchio rimbambito guarda altrove, io proseguo verso il mare. Poi ci ripenso e corro dietro il camion degli spazzini urlando “ancòra con quest’àncora?”.
