Guénon, Kierkegaard, Palermo: controiniziazione, spiritualità demoniaca, depravazioni angeliche

Premessa necessaria: si tratta di un breve resoconto di alcune letture che sintetizzo allo scopo di invogliare il lettore alla consultazione dei testi in oggetto (in corsivo le mie osservazioni).

Scrive Gianni Garrera: “Il peccato angelico, secondo la dottrina degli angeli lussuriosi, si sarebbe sviluppato da un animismo impuro che sensibilizzò le intelligenze angeliche, spingendole a prostituire la propria angelicità, a pervertire le estasi e a detturparsi con il darsi un sesso per cooperare all’inseminazione dell’incarnazione del Verbo nella femminilità umana. (…) La colpa più antica del peccato originale, cioè il male che precede l’esistenza ed è anzi la causa dell’esistenza, fu il farsi sensibili, il darsi sensazione in una determinata intensità. (…) Le intelligenze di tipo seduttivo non hanno movimenti semplici e diretti, ma obliqui; il loro modo di parlare ha qualcosa di labirintico (…) Primo commento: osservare bene se i protagonisti dei media rispondono a caratteristiche comunicative simili, non limitandosi al linguaggio verbale, concentrandosi su quello gestuale e corporeo.

Guénon: “La contro-iniziazione non è una semplice illusoria contraffazione, ma qualcosa di assolutamente reale nell’ordine che le è proprio, come l’azione da essa effettivamente esercitata (…) La contro-iniziazione non potrà mai essere altro che una parodia, la più estrema e la più immensa di tutte, di cui finora, con tutte la falsificazioni del mondo moderno, non abbiamo visto che tentativi parziali e ben pallide prefigurazioni in confronto a ciò che si prepara in un avvenire che taluni stimano prossimo, ciò a cui la crescente rapidità degli avvenimenti attuali sembra dare abbastanza ragione. Secondo commento: la stessa contro-iniziazione non ha nulla dell’invenzione umana, pur essendo degenerata, in ciò essendo potentemente satanica. Le simbologie odierne sono meticciate dietro i paraventi di uno scientismo di parata, questo sì necessario a veicolare valori di uniformizzazione e di pensiero omologato che conducono verso l’infraumano. La nascita della psicanalisi in pieno Positivismo, è del resto emblematica: il concetto di inconscio nega, in tutta evidenza, quello di sovrumano.

Carlo Palermo: “Ho riassunto i principi massonici e le principali azioni esaminate in questo volume. (…) All’epoca dell’attentato di Pizzolungo chi comandava era Messina Denaro padre, Don Ciccio. Lì c’era quel patto che non era soltanto tra alcuni settori dello Stato con la mafia, ma era soprattutto tra gli Stati Uniti, Stay-behind e Cosa Nostra. (…) Patto-mostro che c’era dietro Portella della Ginestra, dietro il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, dentro i Palazzi Vaticani contro papa Luciani e contro papa Wojtyla, così come a Valderice contro Ciaccio Montalto, a Palermo contro Chimici, a Pizzolungo contro di me, all’Addaura contro Falcone, nelle stragi degli anni Novanta, a Civitavecchia, a Palermo, a Roma, a Firenze e Milano contro chi avrebbe potuto osare di avvicinarsi alla verità. Terzo commento: l’ingenuità esplorativa di Carlo Palermo è santa. Egli arriva a determinate conclusioni cimentandosi da non iniziato contro un’immane Chimera, armato solo della sua corazza da magistrato. La P2, Gladio, i servizi segreti corrotti, le BR, sono solo l’anticipazione di un disegno globale che oggi manifesta tutto il suo potere contro-iniziatico. Leggere il Reale con gli strumenti del “presentismo”, dello “specialismo”, della “razionalità”, misconoscere le funzioni ritualistiche degenerate della simbologia delle società di Schengen, significa essere sudditi della parzialità malefica attuale che si nasconde dietro le false battaglie per i diritti civili, la cancel culture, la generazione gender-fluid, le mortificazioni del linguaggio. Essere vigili significa essenzialmente sottrarsi a questa ritualità mefitica e condurre un’esistenza decorosa.

Guénon: “si può affermare che la fine di un mondo non è mai e non potrà mai essere altro che la fine di un’illusione”.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

Rispondi