
Due vecchie sul lungomare berciavano oggi, nel grigio pomeriggio sferzato dal vento. Io me ne stavo in macchina a catturare le loro parole, che arrivavano a frammenti: “friggere melenzane”… “nipote”… “carogna”… “panettone scaduto”… A un certo punto una testa rotoló dalla discesina del complesso del Signor Patanè e giunse fino al marciapiede, dapprima spedita poi rallentando, fino a fermarsi a pochi centimetri dalle scarpe correttive di nonna Mirella. Era una testa di non si sa bene chi, ma era una testa mozzata che aveva rotolato fino a quelle orrende scarpe da vecchia. Su questo non ci pioveva. Le due vecchie pensavano di essere sole, pensavano di non essere viste. Perché chi sta fuori con questo ventaccio? Ma io c’ero a guardare fisso le due vecchie, eccome se c’ero! e per nulla al mondo avrei distolto il mio sguardo dalle vecchie, neanche se mi avessero proposto di diventare un’eminenza, un nobile o, chessó, di avere uno stipendio fisso al mese senza dover lavorare. Per cui fissavo le due vecchie che a loro volta fissavano la testa mozzata come due corvi con il capo reclinato. Non succedeva niente. Si sentiva solo il rombo del mare, un fracasso d’inferno sugli scogli. Niente. Solo bruuoomm, frawobhn, bruusfff! L’altra vecchia allora decise di fare qualcosa. Mosse il capo a destra e a sinistra. Poi prese la testa e la gettó in mare. Quindi, le due vecchie, senza dirsi una parola, si sistemarono lo scialle sulle spalle e, così, quasi con nonchalance, semi accomiatarono risucchiate dal crepuscolo. Io, per parte mia, non sapendo più che fare, misi in moto la macchina e me ne tornai a casa.

Se le teste delle donne, degli uomini, dei bambini, dei gatti, dei cani…Morti a Gaza e nelle altre guerre rotolassero giù e ce le trovassimo vicino ai nostri piedi, il mare sarebbe pieno di teste e noi continueremmo a passeggiare indifferenti guardando il tramonto e pensando alla cena della befana o al post di Instagram? Magari si.
Storia breve ma forte. Grazie.
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