In questo porco mondo: Claudia e l’ambascia

Aveva detto: “ambasciator non porta pena”, giusto prima di spegnere la lampada dal suo lato del letto. Questo rovello ritrovó Oscar al risveglio: ambascia. Claudia gli creava ambascia. Ambascia. Eppure Oscar amava Claudia. La adorava. La desiderava. Era eccitante. Provocante. Bella. Folle, Claudia. Però… c’era quel però. Ambascia. C’era che Claudia gli provocava ambascia. E questa cosa dell’ambascia si era presentata a Oscar senza una logica, dopo il sonno ristoratore di una notte, così, senza preavviso: ambascia. A ben pensarci però forse una motivazione c’era. Anzi, forse ce ne erano ben due di motivazioni. La prima era quella relativa alla frase pronunciata da Claudia senza una ragione apparente, sussurrata giusto un istante prima di addormentarsi: “ambasciator non porta pena”. La seconda era saltata in mente a Oscar come un grillo sul prato del pensiero; Claudia gli aveva parlato, era un pomeriggio estivo, mentre persistevano alla vista ancora alcune arance fuori stagione nel cassetto della frutta del frigo, aveva fatto cenno, Claudia, in quel pomeriggio afoso, a quel suo ex che era diventato ambasciatore, Claudia, distrattamente, apparentemente senza alcuna partecipazione emotiva, aveva tirato fuori ‘sta storia dell’ex, del suo ex che avevano incrociato al centro commerciale. Oscar ora guardava il corpo sinuoso di Claudia, ammirava le sue poderose e giunoniche forme che la rendevano scultorea fra le pieghe del lenzuolo, e per un attimo rimosse questa storia dell’ambascia. Ma fu cosa di un istante. In realtà più la osservava così, inerte, seducente, più provava ardore, Oscar, desiderio, Oscar, brama, Oscar, per quell’essere straordinario e unico: la verità è che Oscar provava ambascia. sprofondava letteralmente nell’ambascia, si sentiva soffocare nell’ambascia, collassare nell’ambascia, cosa che spinse Oscar a spalancare la finestra e a urlare fuori dal balcone frasi smozzicate e senza senso.

Colto poi da un repentino imbarazzo, Oscar richiuse con dolcezza la porte del balcone e tornó mortificato a sdraiarsi nella letto, spalle e spalle con Claudia.

Pranzarono quella domenica all’Ambasciata del Mare. Oscar non fece menzione dell’ambascia, Claudia non chiese, Oscar non alluse, il cameriere portó il conto. Sembrava un ballerino, pensarono insieme, un ballerino sembrava, il cameriere.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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