
Il maestro di spada giapponese non distingue tra la sua morte e quella dell’avversario.
La parola è già concetto. La si sente formare dagli abissi del percepito, e prorompere nell’edificazione perenne delle cattedrali infinite del linguaggio. È come un lampo nelle tenebre indeterminate, una scintilla d’assurdo in un mare d’assurdo, essa è pensiero, costrutto, forma, concetto. La parola è già molteplice, semiosi illimitata, pluralità semantica, immanente prodotto d’una traduzione; essa inganna, ordisce tranelli e trappole alla logica, pur essendone componente essenziale. Il concetto è insieme di parole che disattendono le premesse, è errore salvifico, imperfezione perfettibile.
Le parole non sono rivolte ai santi. E neanche i concetti. Perché i santi non si distraggono mai.
