Concetti. Parole.

Il maestro di spada giapponese non distingue tra la sua morte e quella dell’avversario.

La parola è già concetto. La si sente formare dagli abissi del percepito, e prorompere nell’edificazione perenne delle cattedrali infinite del linguaggio. È come un lampo nelle tenebre indeterminate, una scintilla d’assurdo in un mare d’assurdo, essa è pensiero, costrutto, forma, concetto. La parola è già molteplice, semiosi illimitata, pluralità semantica, immanente prodotto d’una traduzione; essa inganna, ordisce tranelli e trappole alla logica, pur essendone componente essenziale. Il concetto è insieme di parole che disattendono le premesse, è errore salvifico, imperfezione perfettibile.

Le parole non sono rivolte ai santi. E neanche i concetti. Perché i santi non si distraggono mai.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

Rispondi