Elogio della pornografia

La pornografia è aletheia, rivelazione della corporeità in quanto corporeità, il nocciolo irriducibile che vanifica la natura indeterminata del significante. In questo senso la pornografia non è neanche segno, giacché a nulla rimanda, se non a se stessa; essa è via alla conoscenza perché, come l’arte, nella sua essenza non rimanda a nulla – fuor dell’annientamento paradossale dell’atto sessuale si danno solo atti assoluti, cicli permutativi di natura centripeta. Nella maschera facciale del pornomane e della pornoattrice, confluiscono le mimiche ancestrali di un’umanità scomparsa, traspare il lato osceno del divino e si consacra la magnificenza dell’ineluttabile.

La pornografia illumina da ogni lato lo spettro del corporeo e con ciò decreta la fine della chiarezza, essendo in sé immanenza e totalità del divenire, abbacinante e indicibile collasso di ogni futuro esperibile.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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