I limiti dell’empirismo scientista

I limiti dell’empirismo scientista sono quelli legati al “successo” della prassi sperimentale, e non prevedono il fallimento come maieutica alla conoscenza, se non come infinita variabile tesa al raggiungimento di un “risultato”. Trascurare il valore intrinseco del fallimento come strumento di apprendimento e crescita nella ricerca e conoscenza, implica una prospettiva limitata e funzionale che potrebbe compromettere la comprensione profonda dei fenomeni e la capacità di affrontare sfide complesse, poiché il fallimento può offrire preziose lezioni e rivelare aspetti non considerati inizialmente, a patto di non essere fruito come mero scarto, negativizzazione rispetto a un ideale di positività binaria e lineare.

Abbracciare la complessità dei percorsi intellettuali e le connessioni inaspettate tra le idee significa rispettare la flessibilità dei processi di apprendimento conoscitivo, cortocircuitare il metodo al fine di coglierne e sondarne i limiti sfidando continuamente le restrizioni connaturate alla sua stessa fisiologia. Nello scarto si cela comunque un nocciolo semantico di verità, un che di irriducibile che l’attuale postura ideologica dello scientismo, paradossalmente, rigetta.

Qui un sunto di Sheldrake su come Richard Dawkins e gli scettici riescano a manipolare la discussione sulle prove scientifiche.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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